66) Austin. Sulle frasi affermative.
Il filosofo inglese considera la nuova attenzione per i vari tipi
di frasi, in particolare per le frasi affermative, descrittive e
constatative, come una grande rivoluzione nel campo della
filosofia.
J. L. Austin, Come fare cose con le parole, traduzione italiana di
M. Gentile  e M. Sbis, Marietti, Genova, 1974, pagine 45-48 (vedi
manuale pagine 326-328).

 Non  difficile da comprendere, n causa di controversia ci che
ho da dirvi; l'unico merito che vorrei raggiungere  quello della
verit, almeno in parte. Il fenomeno che discuter  largamente
diffuso, ben noto, anche se secondo me non  stato adeguatamente
approfondito.
A lungo i filosofi hanno sostenuto che compito di una
affermazione (statement) pu essere solo quello di descrivere
uno stato di cose e di affermare qualche fatto in modo falso o
veritiero. I grammatici in realt hanno giustamente evidenziato
che non tutte le frasi (sentences) sono usate per produrre
affermazioni: vi sono tradizionalmente, tra le affermazioni
grammaticali, anche interrogazioni ed esclamazioni e frasi che
esprimono comandi o desideri o concessioni. Senza dubbio i
filosofi non hanno inteso negate la validit di tali distinzioni,
nonostante abbiano usato un po' disinvoltamente frase per
affermazione. Senza dubbio inoltre sia i grammatici che i
filosofi si sono resi conto che non  assolutamente facile
distinguere le interrogazioni, i comandi e cos via dalle
affermazioni per il solo tramite delle poche e sterili regole
grammaticali disponibili, come, per esempio, l'ordine delle
parole, il modo del verbo e cos via. Non siamo tuttavia soliti
indugiare sulle difficolt che questo fatto ovviamente solleva.
Vogliamo stabilire quali sono i limiti e l'esatta definizione
delle affermazioni e delle altre espressioni?.
Da pochi anni, molte espressioni che una volta erano accettate
senza discussione come affermazioni, sia dai filosofi che dai
grammatici, sono esaminate minuziosamente e con nuova
sollecitudine. Una tale accurata disamina  sorta quasi
indirettamente, almeno in campo filosofico. Dapprima, non sempre
senza un inopportuno dogmatismo, si propose che un'affermazione di
un fatto doveva essere verificabile e tale proposta pose in
rilievo che molte affermazioni si potevano considerare solo
pseudo-affermazioni. Ancor pi ovviamente si mostr che molte
affermazioni erano senz'altro prive di senso, come Kant forse per
primo argu in forma sistematica, nonostante la loro ineccepibile
forma grammaticale. La continua scoperta di nuovi tipi di non
senso, privi di sistematicit e misteriosi, nonostante la loro
classificazione e la spiegazione tradizionale si conservino molto
spesso, nel complesso non ha fatto che del bene. Allora noi
filosofi ponemmo limiti all'abbondanza delle affermazioni prive di
senso, di cui ammettiamo di servirci nel parlare. In tal modo fu
naturale che ci chiedessimo in un secondo momento, se molte
apparenti pseudo-affermazioni non intendano affatto essere vere e
proprie affermazioni.
E' di comune acquisizione il fatto che molti enunciati
(utterances) simili alle affermazioni o non sono destinati affatto
o sono destinati solo in parte a riferire o a fornire una
informazione semplice e chiara su alcuni avvenimenti. Per esempio,
proposizioni etiche potrebbero avere come scopo totale o
parziale quello di manifestare una emozione o di prescrivere un
modo di agire o di influenzare un comportamento. Anche qui Kant 
stato tra gli antesignani. Molto spesso noi usiamo anche enunciati
che vanno al di l della sfera della grammatica tradizionale. Si 
notato che molte parole ambigue comprese in affermazioni
apparentemente descrittive non servono a indicare qualche
caratteristica supplementare e particolarmente strana nel contesto
della realt riferita, ma a indicare (non a riferire) le
circostanze nelle quali quella affermazione  stata fatta o le
riserve cui  soggetta o il modo nel quale  da intenderla e cos
via. Trascurare queste possibilit nel modo una volta comune si
dice che equivale a compiere una fallacia descrittiva. Forse
basta solo descrittiva, data la particolarit di questo
aggettivo. Pertanto non tutte le affermazioni vere o false sono
descrizioni e, per questa ragione, io preferisco usare la parola
constatativo. Con quanto detto si  quindi dimostrato in parte o
reso verosimile che molte delle perplessit tradizionali in campo
filosofico sono sorte da un errore, l'errore di considerare come
chiare affermazioni di fatto enunciati o privi di senso o
altrimenti intesi come qualcosa di molto diverso.
Qualsiasi cosa pensiamo di uno solo di questi punti di vista o di
questi suggerimenti, e per quanto deploriamo la confusione in cui
sono stati immersi metodi e dottrine filosofiche, non si pu
mettere in dubbio che proprio questi stanno producendo una
rivoluzione in filosofia. Non  importante considerare questa
rivoluzione come la pi grande e la pi salutare verificatasi
nella storia della filosofia. Non sorprende che gli inizi siano
stati frammentari,  parti pris, e seguendo scopi diversi; ci 
comune alla maggior parte delle rivoluzioni.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagine 51-52.
